Il punto di partenza
Sparire non vuol dire essere irreperibili.
È la distinzione su cui si regge tutto il resto, ed è quella che manca in quasi ogni conversazione sull’argomento. Visibilità e reperibilità non sono la stessa cosa, non dipendono dagli stessi soggetti e non si governano con gli stessi strumenti.
Chi vuole sparire, nella grande maggioranza dei casi, non sta scappando da niente. È stato bersaglio di una gogna online, ha un ex che non si rassegna, ha un articolo di giornale del 2011 che continua a uscire per primo, ha chiuso una stagione pubblica della propria vita, ha aperto una partita IVA e si è ritrovato l’indirizzo di casa dentro una visura consultabile da chiunque, o semplicemente non vuole più stare dentro un database. Nessuna di queste persone ha bisogno di diventare introvabile. Hanno bisogno di una cosa più precisa.
Due sistemi diversi
Da una parte c’è il mondo che vi trova perché vi cerca per nome: motori di ricerca, aggregatori, elenchi, broker di dati, piattaforme, vecchi conoscenti, il vicino curioso, un datore di lavoro che vi digita prima del colloquio. Questo mondo non ha alcun titolo particolare per sapere chi siete. Su questo piano si può intervenire, spesso con ottimi risultati, ed è di questo che parla quasi tutto il sito.
Dall’altra c’è il mondo che deve potervi raggiungere perché ne ha il diritto: l’amministrazione finanziaria, la banca presso cui avete un rapporto, un ufficiale giudiziario che deve notificarvi un atto, un giudice. Questo secondo piano non si comprime, e non è un difetto del sistema: è la ragione per cui il primo piano può essere compresso senza che nessuno ci rimetta.
L’obiettivo non è diventare introvabili. È ridurre la propria superficie esposta al minimo che la legge effettivamente richiede — che, quasi sempre, è molto meno di quello che si sta esponendo adesso.
Perché la distinzione è pratica, non filosofica
Tenere separati i due piani cambia il modo in cui si lavora, in tre modi concreti.
Cambia il destinatario. Se il problema è che il vostro nome esce su un motore di ricerca, il destinatario della richiesta è il motore di ricerca, non il sito che ospita la pagina — e sono due procedimenti indipendenti, che possono avere esiti diversi. Se il problema è che vi arrivano telefonate, il destinatario non è nessuno dei due.
Cambia l’aspettativa. Una richiesta ben fatta su un dato di primo livello si chiude in un mese. Una richiesta su un dato coperto dalla libertà di informazione può essere legittimamente respinta, e nessuna insistenza la farà accogliere. Sapere in anticipo in quale dei due casi vi trovate evita mesi di corrispondenza inutile.
Cambia il perimetro. Nel momento in cui qualcuno prova a comprimere anche il secondo piano — non farsi trovare dal fisco, non farsi notificare un atto, dichiarare all’anagrafe una residenza che non è la propria — non sta più esercitando un diritto. Sta commettendo un illecito, e in genere il risultato è l’opposto di quello cercato: si diventa oggetto di un procedimento, e un procedimento produce moltissimi dati nuovi.
Il caso dell’espatrio
La stessa distinzione vale, identica, quando ci si trasferisce all’estero, ed è lì che viene ignorata più spesso. Cancellarsi dall’anagrafe di un comune italiano e iscriversi all’AIRE incide sul primo piano: cambia dove risultate, cambia chi vi trova, cambia quali registri vi elencano. Non incide, da solo, sul secondo: la residenza fiscale segue criteri propri, e i rapporti finanziari all’estero rientrano nei meccanismi di scambio automatico di informazioni fra amministrazioni. Si può essere socialmente invisibili e finanziariamente trasparenti nello stesso momento, e la maggior parte delle persone scopre questa combinazione nel modo peggiore. La sezione dedicata parte da qui.